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  • 1 www.iacopi.org
    IACOPI o JACOPI: una serie di antiche famiglie originarie della TOSCANA
  • 2 Iacopi - Jacopi
    Un cognome molto raro con (alle spalle) una storia importante !
  • 3 RICERCHE E STUDI
    Alla ricerca delle origini e della storia degli IACOPI. Sito interamente creato grazie alla ricerca e agli studi.
  • 4 AIUTI GRADITI
    Essendo ricerche storiche molto complesse è possibile vi sia qualche errore. Nel caso riscontriate delle imprecisioni vi prego di comunicarlo a maxtrimurti@gmail.com
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IACOPI DISCENDENZE E STORIA

Una vita di ricerche per conoscere chi sono.

  

IACOPI attualmente esistenti

Quello degli IACOPI è, in effetti, un cognome di famiglia sostanzialmente raro, a bassissima diffusione, particolarmente concentrato sul territorio nazionale ed interessante complessivamente 35 Comuni italiani (vedasi cartina in Allegato H e Allegato H1). (Informazioni desunte dal sito www.gens.labo.net).

Esistono peraltro sul territorio nazionale, come già precedentemente evidenziato, delle altre famiglie aventi cognome Jacopi (Allegato H2), Iacoppi (Allegato H3) e Iacobi (Allegato H4), di consistenza decisamente esigua e praticamente tutte sovrapposte ed insistenti nell’area di diffusione degli Iacopi. Le prime due sono quasi certamente derivate da uno dei rami principali degli Iacopi, attraverso modificazioni ortografiche ed anagrafiche avvenute nel corso degli anni. La famiglia Iacobi potrebbe, Invece, non derivare dagli Iacopi, ma non é escluso che possa discendere dalla famiglia Jacobi, che in Italia è un cognome di provenienza esterna, in quanto derivato dall’omonima ed importante famiglia tedesca degli JACOBI

Infine, per la famiglia Iacobbi, titolare di un cognome rarissimo e che attualmente risulta diramata in Lombardia e nel varesotto, la stessa potrebbe derivare, per modificazione ortografica, dalla famiglia Iacoppi, che oggi ha un ramo dislocato nell’area di Verbania sul Lago Maggiore.

Per completezza di informazione, una ulteriore ricerca sulla distribuzione del cognome Iacopi/Jacopi, condotta sul sito www.cognomix.it, ha prodotto una situazione praticamente speculare a quella ricavata dal precedente sito ed i risultati ottenuti sono stati elaborati negli Allegati H8, H9, H10, H11 H12.

Oggi è possibile ricondurre sostanzialmente tutte le famiglie IACOPI esistenti in Italia a due sole grosse diramazioni che traggono entrambi origine dalla Toscana e da Firenze e, più precisamente, la prima diramazione, decisamente più numerosa, è quella della Lucchesia (Alta Garfagnana, Lucca e Versilia in particolare Pietrasanta, Forte dei Marmi e Querceta) e la seconda è quella derivante dalla provincia di Arezzo ed in particolare dal Casentino e dal Valdarno (Allegato I).

Alla diramazione Casentino - Valdarno va aggiunto anche il ramo degli Iacopi di Prato e Cagliari (Allegato L) che, nell'ottocento, aveva la sua residenza nell'area montana di Vernio (FI) e che è presumibilmente riconducibile, come tutte le famiglie del Pistoiese - Pratese e della Versilia, agli IACOPI di PISTOIA o del LION NERO.

A queste due principali diramazioni sono riconducibili tutte le altre, invero sparute, famiglie IACOPI che abitano dentro e fuori dalla Toscana, in prevalenza nell'Italia Centro - settentrionale (Prato, Poggibonsi, Cagliari, Roma, Assisi, Genova, Modena, Mantova, Bologna, Torino, Milano, ecc...) ed all’estero.

E’ inoltre, altamente verosimile che le due diramazioni, proprio per la loro precisa e comune localizzazione in Toscana, debbano e possano avere una matrice comune e che questa discenda, a partire dalla fine del 1600, delle famiglie IACOPI, storicamente esistite e documentate sino a quella data a Firenze ed a Pistoia

Alla prima diramazione (Lucchesia - Garfagnana) vanno ricondotti i rami degli IACOPI esistenti oggi

in INGHILTERRA (derivato da un BARTOLOMEO, emigrato agli inizi del 1800 nel Regno Unito),

BRASILE, ARGENTINA, FRANCIA, USA e AUSTRALIA come effetto dell’emigrazione degli inizi - metà ottocento per i primi tre e degli inizi del 1900 per gli ultimi.

Particolare curioso è il fatto che gli IACOPI di CALIFORNIA derivano dalla fine 1800 - inizi del 1900 praticamente tutti dallo stesso ceppo familiare, anche se da due località diverse, ma viciniori (neanche 5 chilometri di distanza !!), del Comune di LUCCA: da MONTUOLO i discendenti di FELICE Iacopi che sono a Los Banos e Stockton, da GATTAIOLA tutti gli altri rami. Ma il fatto ancor più interessante è quello che gli IACOPI/JACOPI del BRASILE, (Iundaì e S. Paolo), derivino dalla stessa località di MONTUOLO! Ciò vuol dire che gli IACOPI californiani e quelli brasiliani fanno parte di un unico ceppo familiare.

Da ultimo per quanto ha tratto con gli Iacopi del BRASILE, quelli di S. BERNARDO do CAMPO di S. PAOLO (Jacopi) e quelli di Jundiaì e di S. PAOLO (Iacopi) fanno parte della stessa famiglia e derivano rispettivamente dai fratelli GIOVANNI e da DOMENICO di SALVATORE IACOPI da MONTUOLO di Lucca (fig. 47 e 47a), nati entrambi nella prima metà del 19° secolo. La differenza ortografica del cognome deriva con ogni probabilità, esclusivamente da una errata trascrizione anagrafica.

Infine per quanto ha tratto con il ramo degli IACOPI dell’ARGENTINA al momento non si hanno  elementi sufficienti per definire la sua esatta provenienza, anche se è comunque certa la loro derivazione dalla Lucchesia.

Il ramo francese degli Iacopi deriva da quello di Pescia (Allegato P1), mentre quelli di Torino e di Genova discendono, sempre, dagli Iacopi della Versilia.

Da ultimo per quanto riguarda gli IACOPI della Versilia e Garfagnana, sono riuscito ad individuare quattro-cinque diramazioni principali che ho denominato, per tradizione o per località geografica, i Del FRATE (Allegato I1), perché a questo ramo è appartenuto il “frate” (vescovo cappuccino, vedi sotto); i GASPARELLI (Allegato I2), i BORI (Allegato I4), quelli di VORNO e BADIA di CANTIGNANO (Allegato I3) e quelli di GORFIGLIANO (Allegato I5)

Per quanto ha tratto con alcuni personaggi di questa diramazione vanno ricordati:

un MICHELANGELO IACOPI, nato a Seravezza nel 1812 e frate dell’Ordine dei Minori Francescani (OFM), nel 1841 è inviato in India, a Sardhana e nel 1868, nominato Vescovo di Pentecomia, diviene Vicario Apostolico di Agra e Pergamo. Muore il 14 ottobre 1891 ad Agra e viene sepolto nella locale cattedrale (fig. 47b). Dati tratti dagli Annuari Pontifici del 1872 (pag. 360), 1880 e del 1886 (pagg. 310 e 444). Costui è probabilmente il frate cui fa riferimento il ramo degli Iacopi di Seravezza, in Versilia, detto “Del Frate” ;

un ABELE JACOPI, da Pietrasanta, del ramo dei BORI, nato nella seconda metà del 19° secolo, è stato un famoso scultore e ceramista di art deco (fig. 47c, 47d e 47e);

un certo LORENZO di DOMENICO IACOPI e Armida LUISI, nato a Seravezza (LU). Collaboratore nella Formazione partigiana “Cacciatori delle Apuane” di Gino Lombardi nella zona di Stazzema, Lorenzo Iacopi, all'epoca 2° Capo R.T. (Radiotelegrafista) della Regia Marina, era sbarcato da un sommergibile alleato nei pressi di Castiglioncello e con l'aiuto del parroco di Montenero e di altri antifascisti era riuscito ad organizzare un servizio radio clandestino. A Ruosina il continuo andirivieni in casa Lombardi aveva insospettito i fascisti, dall'azione conseguente Gino Lombardi riuscì a sfuggire rocambolescamente, mentre il radio telegrafista Lorenzo Jacopi venne preso. Jacopi riuscirà, nel maggio del '44, a evadere dal carcere di Verona e a rientrare in Versilia. Nel 1947 gli viene attribuita una Medaglia al Valore Militare:

"Elemento tecnico di particolare coraggio ed intelligenza, provvedeva ad assicurare il collegamento clandestino tra una missione informativa militare dell'Italia occupata ed il territorio liberato. Arrestato dal nemico, dopo tre mesi di prigionia, serenamente sopportata, riusciva ad evadere, unendosi ad una banda di patrioti. Successivamente attraversava le linee e si presentava ad un comando alleato, fornendo utilissime notizie. Volontariamente ripartiva per il territorio occupato e, superando rischi e difficoltà non comuni, assolveva in modo esemplare i compiti affidatigli, fornendo preziose informazioni e mantenendo il collegamento sino all'arrivo delle truppe liberatrici. Territorio Italiano occupato dal nemico, novembre 1943 - aprile 1945. B.U. 1947, Disp. 3^".

Peraltro, recentemente, per effetto dell'apertura, nel 2001, del sito di famiglia in internet, è risultato che in NUOVA ZELANDA esiste a tutt’oggi fiorente una famiglia IACOPPI, giuntavi nel 1900 e derivata da una famiglia Iacopi in INGHILTERRA, quivi emigrata agli inizi del 1800 e che, a parte il raddoppio della lettera P, effetto di un presumibile errore di trascrizione anagrafica, sembra provenire dallo stesso ceppo familiare o comunque dal ramo degli Iacopi o Iacoppi dei ROSSI. Tale famiglia, che ha un altro ramo negli USA è certamente consanguinea con le pochissime famiglie IACOPPI esistenti in Italia, si portò, alla fine del 1800, inizi del 1900, con ANTONIO di GIOVANNI, nato nel 1878 a Compiano nell’alto Parmense, a Londra, dove morì nel 1931. Da un suo figlio, JOHN, (vedi sotto), deriva appunto il ramo della Nuova Zelanda, rappresentato, oggi, dalla famiglia di BARRY IACOPPI. Il ramo Iacoppi degli USA deriva anch’esso dal 19° secolo dalla stessa area dell’alto Parmense (Barbigarezza). (Allegato I6). Va soggiunto, per una migliore comprensione dei movimenti migratori interni agli antichi stati nazionali, che il ducato di Modena degli Austria Este, aveva lo sbocco al mare Tirreno e rientravano nei suoi possedimenti il ducato di Massa e la Lunigiana. Questa situazione politico geografica ha consentito, con maggiore facilità, il travaso di rami delle famiglie Iacopi dalla Versilia-Lunigiana nel Parmense.

Un altro ramo degli IACOPI, derivato dall’area di PISA, risulta oggi abitare in provincia di TORINO ed il suo attuale rappresentate è ETTORE di GINO IACOPI, un personaggio eclettico e  poliedrico, che ha avuto una vita estremamente movimentata ed interessante e su una parte della quale ha scritto un libro di successo “E’ solo una ferita” (fig. 48/1 - 48/2). Egli faceva parte, insieme al padre GINO, al nonno ETTORE ed alle zie (BEATRICE, AIDA ed AURELIA, sposata con Dario SILVESTRI) di una famiglia di acrobati, la famosa Troupe IACOPI, che ha lavorato in tutto il mondo, a partire dal 1879, sia da sola, sia anche nell’ambito del famosissimo Grande Circo BARNUM. (fig. 48a - 48b - 48c - 48d - 48e - 48f - 48g). Vedasi anche Alessandro Cervellati: “Questa sera grande spettacolo: storia del circo italiano voce Acrobati Italiani vol. 4°, Edizioni Avanti, 1961. (Allegato I7)

Alla seconda diramazione (Iacopi del Casentino - Valdarno), meno numerosa della precedente, sono sostanzialmente riconducibili tutti i rami delle famiglie IACOPI di Arezzo, Castiglion Fibocchi, Recco, Assisi, Modena e sicuramente un ramo negli USA (derivante da quello di Castiglion Fibocchi) e con buona probabilità, anche se non verificato con documenti, il ramo degli IACOPI di Prato e Cagliari (Allegato L). Il ramo di Assisi, derivato da quello di Rassina e Castiglion Fibocchi, ha dato origine anche all'attuale ramo degli IACOPI di Modena (vedi dopo).

Infine la particolare localizzazione delle due diramazioni conferma e suggerisce l'ipotesi già citata e cioè della comune radice e provenienza delle famiglie dall’area Pistoia- Firenze. Abbiamo infatti visto precedentemente che gli IACOPI esercitavano la mercatura e che, per l'alternarsi delle vicende politiche, più volte dovettero trovare scampo nella fuga da Firenze. Ebbene questi due fattori possono contribuire, insieme, spiegare le attuali sedi della diramazione degli IACOPI.

Di fatto, Lucca, fino all'era napoleonica, ha rappresentato in Toscana l'alter ego di Firenze, sia sotto l'aspetto politico, sia sotto quello commerciale. Dopo i ripetuti tentativi di conquista da parte di Firenze era diventata, pur con le dovute cautele, un ideale rifugio dei dissidenti medicei. Sotto l'aspetto commerciale Lucca era, per così dire, la "Svizzera" del tempo ed in tale contesto è verosimile che gli IACOPI vi abbiano aperto delle loro succursali commerciali e vi abbiano operato accorti e previdenti investimenti. In sostanza la scelta degli IACOPI nei confronti della Lucchesia poteva avere indifferentemente connotazioni, sia politiche, sia commerciali. A tal fine è opportuno ricordare, come visto in precedenza, che esisteva in effetti un famiglia Iacopi anche a Lucca e questa derivava da un certo dal già citato JACOPO di Piero o Pietro IACOPI, Capitano della Cittadella di Lucca agli inizi del 1400 per Paolo Guinigi, che dopo la metà del 1400 assumerà il cognome di CITTADELLA

Per la città di Arezzo il problema può essere spiegato soprattutto con l'aspetto politico, in quanto l'altro polo commerciale della zona era rappresentato da Perugia, al di fuori del Granducato di Toscana. Arezzo, antico centro dei ghibellini toscani fino alla sua completa sottomissione a Firenze, ha sempre rappresentato un sicuro rifugio per i fiorentini costretti ad abbandonare la propria città. Tra l'altro, la presenza di personaggi della famiglia Iacopi ad Arezzo è documentabile almeno fin dal 1470, quando uno ZACCARIA di GIOVANNI di ZACCARIA IACOPI di SANTA CROCE ricopriva la carica di Camerlengo Generale (amministratore dell'erario comunale, Allegato M). La rilevanza di tale incarico dimostra che, a partire da tale data un ramo della famiglia si è verosimilmente spostato ad Arezzo o nel suo territorio e che pertanto gli Iacopi di Firenze avevano solidi e significativi legami con tale territorio e che gli Iacopi del Casentino sono anche per questa ragione collegabili agli Iacopi di SANTA CROCE di Firenze. Questa ipotesi viene particolarmente suffragata anche dal fatto che, nel 1574, muore ad Arezzo BERNARDO di LORENZO di BERNARDO IACOPI di SANTA CROCE del LION NERO, dove certamente vi si trovava per questioni di commercio, non essendo emersi connessioni con incarichi amministrativi per conto del governo mediceo. Questo evento ci certifica che quasi certamente gli Iacopi avevano ad Arezzo degli agenti di commercio e probabilmente un ramo della famiglia presso la quale si appoggiavano durante i loro spostamenti. 

Non va però sottovalutato anche il fatto che il Casentino, centro della seconda diramazione della famiglia, al tempo del regime mediceo era una regione di confine con lo Stato della Chiesa e pertanto le sue boscose montagne, verso La Verna, allora certamente molto meno accessibili di oggi, potevano rappresentare un ottimo rifugio e perché no, anche un ottima base per condurre una lucrosa attività commerciale frontaliera (contrabbando di sale e polvere da sparo), amplificato anche dalla presenza della viciniora ed anomala Repubblica di Cospaia.

Va da sé che il discorso del contrabbando, come anche quello di rifugiato politico, potrebbe essere tranquillamente traslato, allo stesso modo, anche alle montagne della Garfagnana e del Pistoiese, all’epoca zone impervie e con poche strade !

Dire a questo punto da quale famiglia fiorentina potrebbero derivare le attuali famiglie IACOPI sarebbe come effettuare un puro ed inutile esercizio intellettuale a carattere … “divinatorio”. Di certo, si può affermare che ad Arezzo già dal 1600 sono documentabili degli Iacopi, riconducibili con ogni probabilità agli Iacopi fiorentini, che ancora nel corso del 1500, avevano sul posto interessi commerciali. Si sa inoltre, per certo, che gli IACOPI de' ROSSI scomparvero da Firenze a partire dalla fine del 1300, mentre gli altri rami degli IACOPI (SANTA CROCE e SAN GIOVANNI) risultano censiti nella Città del Giglio, almeno sino alla fine del 1600. 

Un discorso a parte, del tutto speciale. merita invece GIUSEPPE IACOPI, nato a Modena il 8 giugno 1773 (secondo altri 1779) (da PIETRO Iacopi, originario di Brescello e dalla modenese BIANCHINA TORI Iacopi) e morto a Modena il 21 ottobre 1813. Per questo ramo che credo provenire dall’area della Versilia-Lunigiana non ho trovato alcun documento concludente. Questo medico modenese e titolare della Cattedra di Medicina all'Università di Pavia, risulta sepolto nella navata destra del Duomo di Modena, alla data del 1813, all'altezza del transetto, al termine della gradinata che sale all'altare maggiore.

GIUSEPPE, scienziato di chiarissima fama, eclettico, ploliglotta (latino, francese ed inglese), a dieci anni viene inviato a studiare nell’allora famoso Convitto Collesanzio di Correggio, dove viene iniziato nello studio delle discipline filosofiche ed all’eloquenza dal Padre Liberato Baccelli. Dopo aver brillantemente terminato gli studi presso il Convitto di Correggio, Giuseppe, diciassettenne, si dedica quindi agli studi di Medicina, sotto la guida del celebre Professore Scarpa, presso una della più famose Università dell’epoca, l’insigne Archiginnasio di Pavia. In questo periodo il giovane ottiene risultati talmente prodigiosi negli studi, che nel periodo finale del corso avrà persino l’ambito onore di sostituire, ancora studente, lo stesso cattedratico, durante le sue assenze, nella somministrazione delle lezioni. Stà di fatto che Giuseppe si laurea con il massimo dei voti a 22 anni, nel 1801 ed immediatamente viene nominato Professore di Fisiologia e Anatomia Comparativa, in sostituzione del Professor Presciani, da poco scomparso. Sono questi gli anni durante il quale il giovane professore esprime il massimo delle sue cognizioni, contribuendo a demolire una dottrina fisiologica del Darwin (con una Memoria datata 1804) e preparando fra il 1808 ed il 1809 un ponderoso trattato in 3 volumi relativo ad Elementi di Fisiologia e Notomia Comparativa, stampato a Milano nel 1809 e divenuto rapidamente il testo di riferimento di tutte le Università del Regno d’Italia. Il lavoro dello Iacopi, che gli darà fama imperitura, rappresenta una vera novità nel mondo scientifico italiano, proprio perché, come si esprime l’autore “Nel redigere poi i ragionamenti fisiologici che io faccio succedere alla anatomiche descrizioni, ho avuto sempre di mira che la dottrina appaja nel suo vero aspetto. Non teorie ipotetiche, non congetture assai spesso figlie di immaginazione, non linguaggio il più delle volte misterioso, ho io adottato; ma mi sono studiato di esporre il nudo fatto, onde chiaro si vegga quanto l’uomo e collo studio e colla intensa ed accurata osservazione è giunto a sapere nella scienza di sé stesso, quale é la Fisiologia e quanto ancora a lui rimanga di ignoto”.

Nel 1813 il giovane professore dà alle stampe, a Milano, un lavoro intitolato Prospetto della Scuola di Chirurgia della Regia Università di Pavia, un vero trattato di Chirurgia nel quale raccoglie un ragguaglio di tutte le malattie curate durante l’anno scolastico 1811-12 (stampato postumo). Divenuto nel 1812 anche Professore presso il Collegio di Correggio, nel corso dello stesso anno è nominato Professore di Fisica Sperimentale presso l’Università di Bologna e nel periodo successivo continua a tenere lezioni di Fisica e di matematica presso il Convitto di Correggio.

Nominato nel 1813 Professore di Fisica Particolare e Sperimentale presso la Regia Università degli Studi di Modena, Giuseppe lascia in questo periodo alcuni rilevanti studi sui fenomeni elettro magnetici e muore prematuramente nell’ottobre 1813.

In suo ricordo la Madre e la sorella VIOLANTE IACOPI ZERBINI faranno apporre una lapide nella Cattedrale di Modena, che ancora oggi si può ammirare all’altezza delle scale di accesso al transetto destro. A titolo di pura curiosità si può aggiungere che la madre di Giuseppe, BIANCA Tori, ebbe una fugace relazione amorosa con il poeta Vittorio Alfieri, della quale rimangono tracce nel loro scambio epistolare.

(Elementi biografici tratti da Giambattista Corniani e Stefano Ticozzi, I Secoli della Letteratura Italiana, Milano, 1832, dal libro di Serafino Mazzetti, Repertorio di tutti i Professori della famosa Università e del celebre Istituto delle Scienze di Bologna, del 1837, dall’abate Girolamo Tiraboschi, Notizie Biografiche e letterarie in continuazione della Biblioteca Modenese, del 1835, da Giuseppe Ramati, Elogio di Giuseppe Iacopi, Novara, 1813 e da Vita di Vittorio Alfieri scritta da esso, con note di Emilio Bertana, ed. 1916).


Diamo ora qualche notizia sui rami degli Iacopi sparsi per il mondo, riferiti alla diramazione della Lucchesia


ARGENTINA

Il ramo dell'Argentina, che deriva dai figli di ETTORE di PIETRO, proveniente dalla provincia di LUCCA, è attualmente rappresentato dai fratelli CARLOS HECTOR, RUBEN RICARDO e GUILLERMO ALBERTO Iacopi, manager, quest’ultimo, di un'azienda di prodotti chimici in Argentina (Proquimek), che occupa un area importante nella località di Hurlingham, nei pressi di Buenos Aires (Allegato L1). Oggi questo ramo conosce già la 3^ generazione dopo ETTORE di PIETRO. (Fig. 49, 49a)

In Argentina, dove sono emigrati molti altri Iacopi (Allegato N), troviamo anche il ramo di FERNANDO di JOSE’ YACOPI, rinomato liutaio e costruttore di chitarre classiche, nipote di GAMALIEL IACOPI, nato in Lucchesia, che, durante il suo lungo soggiorno spagnolo, ha visto mutata la I iniziale in Y per un errore anagrafico (in spagnolo nessuna parola comincia con la lettera i). (Fig. 50 e 54a) Questi provetti costruttori hanno fornito per diversi anni le chitarre per la star Eric CLAPTON.

AUSTRALIA:

I Certificati di immigrazione di Marcella e Luigi Iacopi, (Allegato O) giunti rispettivamente nel giugno del 1951 e nel marzo 1952 a Fremantle in Australia testimoniano le origini degli emigrati: Marcella, nata a Lucca il 31 dicembre 1922, dichiarava l'occupazione di casalinga e la volontà di stabilirsi (Pellegrino Giannasi, 267 B William Street, PERTH e successivamente la seguente residenza: Boddington Street, RANFORD); Luigi, proveniva da Minucciano in Garfagnana, una delle aree di più alta diffusione degli Iacopi. Non ancora trentenne, il detto non aveva ancora famiglia e dichiarava di stabilirsi nella località di Graylands. E' fortemente probabile che possa essere un suo parente e che si sia trasferito in Australia per lavoro e sistemazione, avendo l'appoggio della signora Marcella.

Da una recente ricerca è stato accertato che nel Sud del paese, ad EVANSTON PARK, poco a nord di Adelaide, 8 View Cres, Evanston Park SA 5116, Australia ci sono effettivamente, ancora oggi, degli IACOPI, che è possibile possano discendere dal Luigi sopra citato. Tale ricerca ha evidenziato almeno due nominativi, Peter ed AdamIACOPI, (H. P.A ed H. R.), che lavoravano presso la Piramid Organic Produce di Lewinston (SA 5501, AUSTRALIA Tel. 08 85 243677  0885243706) tutti nella stessa città (tel.+61885226672).. 

FRANCIA:

Gli Iacopi residenti in Francia, derivano dall’emigrazione di fine ottocento inizi novecento e sono concentrati nel Dipartimento del Rhone ed in particolare nelle località di Lione e Vaulx en Velin. In particolare gli Iacopi della zona di Lione sembrano provenire dal ramo degli Iacopi di Pescia (PT) (vedi Allegato P e Allegato P1). Esistono altri rami minori nell’Ile de France e più precisamente nelle località di Monfermeil e Villepinte nel Dipartimento di Seine St. Denis, nonché nella città di Beziers nel Dipartimento dell’Herault, regione geografica del Languedoc Roussillon ed anche a Pezenas (CA) . 

BRASILE:

In BRASILE esistono due famiglie IACOPI/JACOPI provenienti entrambi dalla zona di Montuolo di Lucca e discendenti rispettivamente dai fratelli GIOVANNI e DOMENICO di SALVATORE IACOPI e Leonella GUIDI (fig 51). La differenza ortografica esistente, fra i vari rami di questa famiglia può essere imputata a “vezzo” (JACOPI al posto di IACOPI) o più semplicemente dovuta ad un errore anagrafico nelle registrazioni in Brasile (JACOPE, JACOPPE, JACOPPI). In ogni caso, tutti derivano degli stessi capostipiti !!! Gli Allegati L2, L2A, L2B, L2C riassumono le varie branche dello stessa famiglia. Tutti questi Iacopi sono oggi sostanzialmente concentrati a SAO PAOLO, SAO BERNARDO do CAMPO e JUNDIAI’.

In particolare, il ramo discendente da SIMONE di DOMENICO di SALVATORE IACOPI da MONTUOLO è rappresentato oggi da ATTILIO, FABIO e MARCO, i figli di Simone Attilio di Callisto Geraldo di Simone (Allegato L2), abitante a JUNDIAI’ (fig. 52), mentre una sorella di Simone Attilio, ELENA (Helena) IACOPI, risulta sposata al giornalista paulista Ronaldo Gonçalvez Cortes ed abita a S. Paolo del Brasile.

Da SALVATORE DI GIOVANNI di SALVATORE IACOPI di Montuolo derivano sia il ramo degli Jacopi di S. André e di Sao Paulo (Allegato L2A), rappresentato oggi dai fratelli RUBENS e JULIO CESAR (fig. 53) e dai loro rispettivi figli, fra i quali: MARCELO di Rubens, e GUILLERME e JULIO CESAR Filho di Julio Cesar, sia gli altri rami con il cognome modificato (JACOPE, JACOPPE, JACOPPI), che abitano nell’area di Jundiaì (Allegati L2B ed L2C).

INGHILTERRA:

Questo ramo, frutto dell’emigrazione di un BARTOLOMEO nel 1830, proveniente dalla Provincia di Lucca, risulta stabilmente impiantato nell’area londinese da oltre un secolo. I figli di ALAN Iacopi, OLIVER e CHRISTOFER, già abitanti nel WEST SUSSEX a sud di Londra, rappresentano attualmente il futuro degli Iacopi del Regno Unito (Allegato L3). Da pochi anni questi giovani si sono trasferiti, al seguito del padre, Ing. ALAN VICTOR, in AUSTRALIA, nella città  di BRISBANE, dove  ALAN ricopre la carica di Manager della locale Griffith University.

Esiste inoltre in Spinnaker Road a Hempsted nei sobborghi di GJ25FD Gloucester un rinomato studio legale (Solicitor) IACOPI PALMER ed un Eric Iacopi abitante ad Eriskay in Scozia, 10 Baile, HS85JL, UK; Tel 0178 - 720263 che segue le pubblicazioni della locale parrocchia.

Personaggio di un notevole rilievo negli Iacopi inglesi è stata VALETTA, musicista e cantante molto nota (Hill Ralph, The Penguin Music Magazine 1949, Penguin Books). Oggi, come evidenziato, poco sopra, del ramo inglese degli IACOPI è rappresentato da OLIVER BRUCE e da CHRISTOPHER ALAN, figli del Dott. Ing. ALAN VICTOR (1960- ), General Manager della Griffith University  di BRISBANE in AUSTRALIA. La loro attuale residenza è, in effetti, l’AUSTRALIA (Allegato L3A)

NUOVA ZELANDA:

Come precedentemente sottolineato, in Nuova Zelanda esiste, fiorente a tutt’oggi, un ramo della famiglia IACOPPI, ivi emigrata dall'INGHILTERRA agli inizi del 1900, che, a parte il possibile raddoppio della "p", per effetto di un possibile errore di trascrizione anagrafica, potrebbe invece risultare una discendenza dagli IACOPI o IACOPPI della consorteria de’ ROSSI. Tale famiglia, certamente discendente dello stesso ceppo dalle pochissime famiglie Iacoppi in Italia, si portò con Antonio di Giovanni, nato nel 1878 a Barbigarezza di Compiano nel Parmense, a Londra, dove morì nel 1918. Da un suo figlio JOHN (fig. 54) deriva, appunto, il ramo che vive a Londra e da suo nipote BARRY di ANTHONY (TONY),  quello che vive in Nuova Zelanda. Oggi l’ultina generazione degli IACOPPI è rappresentata dai figli di ANTHONY di BARRY IACOPPI, che al momento vivono a Londra presso il nonno TONY. Il ramo anglo-australiano degli IACOPPI è da ricondurre con vincoli di parentela agli IACOPPI del Parmense e della provincia piemontese di Verbania. (Allegato L8)

USA:

In USA troviamo il ramo più consistente degli IACOPI californiani, che discendono, in tempi diversi, dalla numerosa prole di ANTONIO di MICHELE IACOPI e Zara SANI di Gattaiola e Montuolo (LU) (Allegato L2). Da MARINO di EUGENIO IACOPI ed Angelina PERA (fig. 55) derivano i rami attuali di Oakland, El Dorado e Petaluma (Allegato L4). A questo ramo appartengono i fratelli ingegneri JOHN e TONY IACOPI  di Oakland, fondatori dell’impresa RAZZOLINK, specializzata nelle trasmissione senza cavi (wireless) (fig. 56 e 56a). Dai fratelli MICHELE e GUIDO di LAPO IACOPI derivano, rispettivamente, i rami di Half Moon Bay ed El Granada, rappresentati oggi da LOUIS ed i suoi figli MICHAEL, STEVE e PETER e da LESLIE di MARIO IACOPI (Allegato L5) (fig. 57). MARIO, per un certo periodo, è stato il gestore del ristorante Caesar‘s di S. Francisco.

LOUIS, in particolare (fig. 57a), conduce un grande ed apprezzatissimo ranch/farm ad Half Moon Bay nella Contea di San Mateo a Sud Ovest di S. Francisco, insieme a suo figlio Michael ed è un rinomato venditore dei propri prodotti tipici tra cui le gustose "Fava Beans" (una sorta di fave alla romana, le taccole) e rifornitore dei ristoratori dell’area di S. Francisco. La sua Farm partecipa regolarmente al "Mercatino del sabato" a S. Francisco.

Da ANTHONY EDWARD sr (alias BRUNO) di RODOLFO IACOPI discende l’attuale ramo di Tiburon, a nord di S. Francisco. Rodolfo, in particolare, è stato un efficiente imprenditore che ha fondato la R. Iacopi & Company di San Francisco, un negozio di carne all’ingrosso, rimasto in attività fino a pochi anni fa. (fig. 58, 58a, 58b)

Da DANNY di FELICE IACOPI deriva, infine, il ramo di Stockton-Los Banos (Allegato L6). Dei suoi figli: DANIEL (16055 di Boulevard Ventura) è un apprezzato psichiatra nella Valle di S. Bernardino ad Encino nei pressi di Los Angeles, mentre l'Avv. JOHN TIMOTHY, comproprietario fondatore della "IACOPI & LENZ Company" di Stockton in California, un affermato Studio Legale e Contabile che, oltre a offrire molti servizi ai clienti, è anche un apprezzato “sponsor” in numerose manifestazioni locali. (fig. 59)

Sempre in California troviamo Allegato L7) ancora la prof. Adrienne GUALCO JACOPI, insegnante d’arte e nota pittrice di cavalli e degli ambienti delle corse e degli ippodromi, che usa le tecniche dell’acrilico o dei colori ad acqua (fig. 60 e 60a). Infine, nell’area californiana è particolarmente conosciuto il prof. geologo Robert L. IACOPI, uno specialista di terremoti ed un profondo conoscitore della faglia di S. Andrea, sulla quale ha pubblicato numerosi lavori. 

Tutti questi rami degli Iacopi californiani provengono come sopra evidenziato dal Comune di Lucca e più precisamente da un’unica famiglia che abitava nelle frazioni di Gattaiola e di Montuolo, site a 5 chilometri a sud del Capoluogo in direzione di Pisa  (vds. fig. 47).

Il ramo di Louis IACOPI di Half Moon Bay, possiede ancora la villa padronale della famiglia fra GATTAIOLA e MONTUOLO, che è stata trasformata in casa di vacanze e ribattezzata Iacopi Farm (fig. 60b, 60c e 60d).

Nelle Hawai e più precisamente nell’isola di Maui troviamo la signora BELLE JACOPI che gestisce una casa di vacanze nella ridente località di Kaanapale.

Negli allegati H5, H6 e H7 la distribuzione delle famiglie Iacopi, Jacopi o Yacopi negli USA, mentre nell’Allegato N risulta un elenco degli Iacopi sbarcati negli USA ed in Argentina.

Per completezza di informazione da qualche anno risiede negli USA un ramo degli IACOPI dell’Aretino, rappresentato da Lucio di Tullio IACOPI di Castiglion Fibocchi (AR), che esercita la professione di pilota di linea ed abita a Mocksville, una località a nord di Charlotte, nel North Carolina. Sposato con la signora Karen JAMES, la coppia ha un figlio di nome LUCA. (fig. 60e)

 

LA FAMIGLIA I A C O P I DI ASSISI

(RAMO DEL CASENTINO) 

Come già detto in precedenza, le famiglie IACOPI attualmente esistenti in Italia sono sostanzialmente riconducibili a due grosse diramazioni (Lucchesia ed Aretino), entrambe originarie della Toscana e con comune matrice fiorentina.

Alla seconda diramazione, meno numerosa della precedente, appartengono tutti i rami aventi come centro di irradiazione il Valdarno ed il Casentino (Castiglion Fibocchi, Rassina e Poppi), in provincia di Arezzo. Recenti ricerche, condotte presso gli archivi arcivescovili di Arezzo e della Pieve di Castiglion Fibocchi, hanno dimostrato inoppugnabilmente che il Ramo di Castiglion Fibocchi (Allegati Q, Q1, Q2, Q3) (10 generazioni riscontrate e certificabili attraverso documenti e discendente da GIOVANNI di GIUSEPPE di GIOVANNI del 1772) è il ceppo principale della diramazione degli Iacopi in Provincia di Arezzo (Allegato R) e che questo ha dato origine, agli inizi del 1800, a quello di Rassina, (Allegato S discendente da GIUSEPPE di SANTI di GIOVANNI del 1783), dal quale poi derivano tutti i rami fiorenti ed estinti delle famiglie IACOPI di RECCO, AREZZO e di ASSISI. Quest'ultimo ramo, infine, ha dato origine anche all'attuale ramo degli IACOPI di MODENA.

Purtroppo la accertata carenza e la frammentarietà documentale degli archivi ecclesiastici della Diocesi Aretina, relativi all’area di diffusione della famiglia nel 16° ed al 17° secolo (andati in gran parte perduti per eventi metereologici, per eventi politici e forse anche per incuria) non autorizza soverchie speranze ai fini di una soluzione “scientifica” del dilemma della provenienza della famiglie Iacopi del Casentino - Valdarno rispetto a quelle di Firenze. Infatti, fino ad oggi, a meno del reperimento - sempre possibile - di ulteriori documenti di archivio (carte notarili), non è stato possibile documentare personaggi della famiglia oltre il 1600. Peraltro i significativi indizi storici sopra evidenziati e la sostanziale concentrazione nel tempo e nello spazio della diramazione della famiglia Iacopi nella sola Provincia di Arezzo, come la assoluta mancanza nel tempo e nell’area di altre famiglie con lo stesso cognome, autorizzano a pensare che possa essere molto plausibile il collegamento della diramazione aretina gli IACOPI di SANTA CROCE e quindi con gli Iacopi di Firenze.

Peraltro alcuni elementi conservati nel tempo nella famiglia: il ricordo orale della passata tradizione familiare, uno stemma risalente circa alla metà dell'ottocento, e soprattutto un unico reperto storico, di grande valore documentale - che costituisce una specie di testimonio trasmesso nel tempo fra le generazioni della famiglia - avevano fatto fanno ipotizzare, pur con molte riserve specie, che tale ramo potesse discendere anche dagli Iacopi de' Tornaquinci.

Tale reperto storico è costituito da un anello - sigillo d’oro, riportante in bassorilievo ed in negativo una variante dello stemma degli IACOPI de’ TORNAQUINCI. (fig. 61), a sua volta tratto da uno stemma Iacopi, tuttora presente nella casa di CARLO (Carlone) di MICHELE IACOPI. Oggi non v'é alcun dubbio, sulla base delle ricerche sin qui condotte, che il riferimento non appare plausibile per tutto quanto esposto in precedenza.

Di fatto tale stemma, come si può desumere dalla foto, si differenza da quello base solo per il fatto che il campo, anziché tutto d’oro, risulta troncato d’oro e d’azzurro e ciò potrebbe essere attribuito ad una variante utilizzata da un ramo degli Iacopi de’ Tornaquinci, differenziatosi nel tempo dal ramo principale. Tale anello - sigillo, attualmente in possesso di MASSIMO di Luigi Benso, viene portato, per tradizione, dal maschio più anziano della famiglia. Risulterebbe secondo la tradizione orale della famiglia che tale cimelio, di cui si sconosce l’origine, era in passato gelosamente conservato come prova ed orgoglio di un passato più fortunato e come stimolo per le generazioni giovani. Non si hanno notizie certe sulla sua utilizzazione passata, se non per l’autenticazione di documenti e dichiarazioni fatte da parte dei suoi appartenenti, ma in ogni caso le ricerche condotte sino ad oggi portano a concludere che la realizzazione di tale oggetto sia stata piuttosto una iniziativa di uno dei suoi componenti che, all’epoca, non possedendo tutti gli elementi per risalire al suo passato storico e sulla base delle informazioni acquisite, aveva, allo stato dell’arte di quel tempo, erroneamente concluso essere gli Iacopi de’ Tornaquinci il ceppo originario della famiglia. 

In ogni caso, seguendo le carte reperite negli archivi, il primo personaggio documentabile del ramo del Casentino è un GIOVANNI vissuto agli inizi del 1700 a Castiglion Fibocchi. Dai suoi figli GIUSEPPE (1743 - 1790 circa), sposatosi Caterina di Bastiano NUTI e SANTI (1746 - 1800 circa) (Allegato S, sposatosi con Giovanna di Giuseppe SALUCCI, derivano rispettivamente gli attuali rami di Castiglion Fibocchi e quello di Rassina (12). GIUSEPPE di SANTI (1783 - 1847), sposatosi con Camilla BOLCHI e trasferito nel paese della moglie a Rassina nel Comune di Castel Focognano, ebbe molti figli tra i quali GIOVANNI SANTI (n. 1812 - ), sposato con Camilla di Paolo TOMMASINI, capostipite del Ramo di Poppi e LUIGI (1814 - 1857), capostipite dei rami attuali di Assisi, Modena, Arezzo e Recco (GE). LUIGI di GIUSEPPE (predetto), residente nella frazione di Rassina del Comune di Castel Focognano (AR) (fig. 61a) si sposa con Caterina di Michelangelo GIANNOTTI da cui ha 10 figli: CARLO, MASSIMILIANO CARLO, FULVIO, CAROLINA, SERAFINO, DOMENICO AURELIO, GIUSEPPE, CESARE, MICHELE, e LUIGI, dai quali derivano i seguenti rami: 

- da FULVIO di LUIGI nacque GIOSUE’, continuatore del ramo di Rassina (Allegato T); 

- da CARLO di LUIGI nacque, ad Assisi, PRIMO, capostipite del ramo di Modena (Allegato T1); 

- da SERAFINO di LUIGI venne il ramo di Recco (GE) (Allegato T2); 

- da GIUSEPPE di LUIGI deriva il ramo di Arezzo (Allegato T3); 

- da MICHELE di LUIGI scaturisce il ramo di Assisi (PG) (Allegati T4 e T5). 

Il primo IACOPI di cui si ha traccia ad ASSISI risulta CARLO di LUIGI predetto e la sua venuta è da datare intorno alla fine del 1869 o agli inizi del 1870. Di lui si dice "vivente ab aliquo tempore in hac civitate Assisi" nel Libro dei Morti (LM) della Parrocchia della Chiesa Cattedrale di Assisi San Rufino. Infatti, nel registro relativo agli anni 1860 - 1920, alla pagina 111, atto n. 63, si legge che il 6 dicembre 1870 è morta improvvisamente, all'età di 22 anni (“circiter”), Susanna BALESTRINI, moglie di CARLO IACOPI, con la notazione generica di: "quondam Aloisii, Aretii" (del fu Luigi di Arezzo).

CARLO, nato presumibilmente nel 1834, aveva allora trentasei anni ed esercitava in proprio il mestiere di barocciaio (carrettiere e vetturale) mentre suo padre LUIGI risulta svolgesse, sempre in proprio, attività di mulattiere e disponeva di diversi animali da adibire al trasporto da soma e di persone.

La sua venuta ad Assisi è forse da mettere in stretta relazione con la costruzione della ferrovia Firenze - Roma che nel tracciato originario passava via Perugia e Foligno e la scelta di Assisi potrebbe essere stata determinata dal fatto che, per un certo periodo, i lavori della ferrovia furono temporanemente sospesi proprio nel tratto fra Bastia Umbra e Perugia.

Dopo il tragico evento, CARLO, che ormai ha stabilito la sua residenza ad Assisi, passa a nuove nozze, fra la fine del 1871 e gli inizi del 1872, e sposa PALMA di Aldebrando o Aldobrando PINCHI, nata ad Assisi il 7 marzo 1849 e morta quasi centenaria nel 1944. Dal libro sullo Stato delle Anime (SA) della Parrocchia di San Rufino, relativo al 1872, CARLO e Palma risultano abitare in affitto nel secondo appartamento del fabbricato di proprietà della Confraternita di S. Chiara, sito nella attuale Via Borgo Aretino. Il libro ci dice, infatti, che la coppia abita nella strada 11^(13) e cioè quella che va da Porta Nuova alla Portella dei Pucci (attuale Arco di Santa Chiara) al numero civico 3. La casa in questione doveva essere quella che attualmente è contigua alla chiesetta della Confraternita detta di Santa Chiarella (così chiamata per distinguerla da quella di Santa Chiara) e che si trova nei pressi della Porta Nuova. Lo stato di famiglia che si rileva dal libro si riferisce quasi sicuramente alla fine del 1872 e ci mostra interessanti novità: 

- CARLO Iacopi anni 38 Capofamiglia;

- Palma Pinchi " 23 moglie;

- MICHELE Iacopi " 21 fratello;

- PRIMO Iacopi " -- figlio. 

Infatti, notiamo che CARLO ha chiamato con se ad Assisi il fratello Michele, che convive con lui ed il 2 settembre 1872 è nato l'unico figlio PRIMO, battezzato in San Rufino con i nomi di Primo, Francesco, Domenico (Anno 1872, pag. 168, n. 175).

PRIMO e suo zio MICHELE saranno rispettivamente i capostipiti dei rami degli IACOPI di Modena e di Assisi.

Dall'SA relativo al 1873 rileviamo che la famiglia abita ancora nello stesso appartamento dove, però, MICHELE non risulta più convivente (forse rientrato a Rassina in quell'anno).

CARLO muore improvvisamente il 29 gennaio 1876 (Registro dei Morti pag. 172, n. 9), lasciando la moglie di 27 anni, il figlio di 3 anni ed il fratello MICHELE di 25 anni. Quest'ultimo, che ormai si è definitivamente stabilito ad Assisi nella casa del fratello, rileverà una parte della attività di CARLO ed insieme alla vedova continuerà a gestire la piccola azienda di trasporti. Negli anni 1874 - 75 e 76 MICHELE risulterà infatti convivente con la cognata.

MICHELE di LUIGI Iacopi, nato a Rassina (AR) il 22 ottobre 1851, decide nel 1876 di mettere su famiglia e sposa il 18 settembre dello stesso anno, nella Chiesa di San Rufino, ANNA di Domenico Fongo, nata ad Assisi il 5 ottobre 1852 (registro dei matrimoni pag. 118). La nuova famiglia, risolti i problemi economici con la vedova di CARLO (entrambi continueranno a gestire per proprio conto una attività di trasporti) si stabilisce nei pressi della famiglia di CARLO e, più precisamente nella casa di Alessandro ROSSI, al n. 5 di via Borgo Aretino. Questa sistemazione risulta, però, essere provvisoria in quanto l'SA di San Rufino relativo al 1877 ce li indica abitare in affitto al n. 3 della strada 2^ (l'attuale via di Porta Perlici) nella casa di Annamaria ROSIGNOLI, vedova TURRIONI. E' difficile stabilire l'esatta ubicazione della casa, ma dovrebbe trattarsi di una delle costruzioni di via Porta Perlici, salendo da San Rufino, subito dopo il bivio per via Montecavallo all'altezza delle case Timi ed Ottaviani, o forse anche prima delle scalette che salgono alla Rocca). MICHELE ed Anna avevano rispettivamente a quell'epoca 26 e 25 anni. Dallo stesso SA notiamo inoltre che Palma, vedova di CARLO, ed il figlio PRIMO (28 e 5 anni) abitano ancora la casa della Confraternita di S. Chiara (S. Chiarella). Il libro SA del 1879 ci fornisce un aggiornamento sullo Stato di famiglia di MICHELE alla voce: "Casa di MICHELE Iacopi, Strada 2^, n. 3": 

- MICHELE Iacopi anni 28 Capofamiglia;

- Anna Fongo " 27 moglie;

- CARLO Iacopi " 2 figlio;

- MARIA Iacopi " -- figlia. 

Notiamo innanzitutto che le attività di lavoro di MICHELE vanno per il meglio e che gli hanno consentito di rilevare la proprietà della casa della vedova Turrioni (cosa che il registro SA evidenzia puntualmente). La famiglia inoltre è stata allietata dalla nascita di CARLO FRANCESCO GIUSEPPE (fig. 62 e 62a), nato il 28 dicembre 1877 e battezzato in San Rufino (Registro dei Battesimi (RB) anno 1877, pag. 333, n.208, madrina Letizia SAMMARCHI, moglie di Domenico LENZINI o SENSINI, abitante in Assisi Piaggia Santa Margherita) e di MARIA Agnese Clara, nata il 4 marzo 1879 (RB, anno 1879, pag. 370, n. 34). Purtroppo MARIA morirà dopo appena due giorni il 6 marzo 1879 (Registro dei Morti - RM - pag. 220, n. 4). Dal SA dello stesso anno risulta che Palma PINCHI, vedova di CARLO Iacopi e suo figlio PRIMO non abitano più in Borgo Aretino nella Parrocchia di San Rufino. Dall'SA del 1881 la famiglia di MICHELE Iacopi abita ancora in via Porta Perlici ed il suo stato di famiglia presenta le seguenti varianti: è morta, come abbiamo già visto, la figlia MARIA ed è nato, il 19 settembre 1880, il figlio CESARE RUFINO LUIGI (fig. 63). CESARE, che ha ripreso il nome di un fratello di MICHELE, battezzato in S. Rufino, madrina Maria di Domenico FONGO (RB anno 1880, pag. 417, n. 131). Dall'SA del 1885 la famiglia di MICHELE abita ancora nella stessa casa: 

- MICHELE Iacopi anni 34 Capofamiglia;

- ANNA Fongo " 33 moglie;

- CARLO Iacopi " 8 figlio;

- CESARE Iacopi " 5 figlio. 

Oltre ai figli già menzionati MICHELE Angiolo Fortunato ebbe dal suo matrimonio un'altra figlia di nome CATERINA, morta il 27 gennaio 1882, dopo 9 giorni di vita (RM, pag. 256, n. 5). Nel 1886 MICHELE lascia la sua casa di via Perlici e va ad abitare, in affitto, nella casa della Chiesa Cattedrale di San Rufino, sita nella strada 3^ al numero civico 7. L'SA relativo al 1886 ci dice che la sua casa era "ritenuta” da Giovanni PAGLIACCI. La strada 3^ di cui si parla era quella che andava "dall'orto dei Mazzichi (probabilmente l'orto attuale degli ORFEI, all'inizio di via del Turrione) all'orto del Signor Vitale Bovi". La strada 3^ potrebbe probabilmente identificarsi con la via del Turrione o con la via Montecavallo. Per quanto riguarda l'esatta posizione della casa in questione non è semplice in quanto i numeri di oggi non corrispondono esattamente a quelli di una volta ed il numero delle case esistenti era sicuramente inferiore a quello attuale. Comunque, nel caso della via Montecavallo, non si sbaglia di molto se situiamo la casa all'inizio della via, scendendo da Piazza Matteotti (anticamente Nuova), nei pressi del bivio a T della stessa strada. L'SA del 1888 ci conferma che MICHELE e famiglia abitano ancora in questa casa con lo stesso Stato di famiglia del 1885. MICHELE, nel 1893, a 42 anni, o forse qualche anno prima, ritorna ad abitare nella casa di sua proprietà in Via Perlici, dopo che forse era scaduto il contratto di affitto con Enrico di Geremia RAFFAELLIe sua moglie Maria di Luigi TORRETTI. L'SA relativo al 1893 ci fornisce, infatti, il seguente stato: 

- MICHELE Iacopi anni 42 Capofamiglia;

- ANNA Fongo " 41 moglie;

- CARLO Iacopi " 15 figlio;

- CESARE Iacopi " 12 figlio;

- ENRICO Bricocoli " 13 figlio adottivo. 

Come si vede la famiglia è aumentata di un altro figlio, Enrico Bricocoli, che Michele ha adottato sicuramente dopo il 1888 (i discendenti dei BRICOCOLI, che mi piace denominare BRICOCOLI IACOPI, avranno poi la loro dimora in Assisi, nell’ultima casa di Via del Comune Vecchio, all’angolo di via Perlici, attaccata alle Due Portelle ed oggi i vari rami vivono nel Milanese, a Roma, a Roccantica (RI), a Foggia ed a Genova) (Allegato T6). Non abbiamo altre notizie degli SA fino alla fine del secolo. Infatti, solo a partire dagli SA relativi agli anni 1901, 1911 e 1923 abbiamo ulteriori notizie. Alla pagina n. 42 di detto libro rileviamo quanto segue per l'anno 1901: la famiglia di MICHELE ha cambiato nuovamente casa, vendendo quella di proprietà in via Perlici ed acquistandone una in via Montecavallo n. 12 (forse una delle attuali case corrispondenti ai numeri civici 16, 18, o 20). Il motivo del trasloco è da ricercarsi nella esigenza di avere maggiore spazio, in quanto già due figli su tre si sono sposati. Ecco lo stato di famiglia: 

- MICHELE Iacopi anni 50 Capofamiglia;

- ANNA Iacopi " 49 moglie;

- CARLO Iacopi " 24 figlio;

- GINA Bernardini " 22 nuora;

- CESARE Iacopi " 21 figlio;

- ENRICO Bricocoli " 22 figlio adottivo;

- MARIANNA Speziali " 22 nuora. 

Da questo nuovo stato di famiglia si rileva, appunto, che la famiglia è considerevolmente aumentata e che CARLO ed ENRICO si sono sposati. Riguardo al matrimonio di CARLO di MICHELE non sono riuscito a trovare alcun documento, ma poiché il loro primo figlio nasce nel giugno 1902, è lecito datare il matrimonio al 1901 o al massimo alla fine del 1900. Il primo figlio di CARLO, detto per la sua "complessione" Carlone, e di sua moglie Gina BERNARDINI (nata il 20 maggio 1879 ad Assisi) è MARIA GISELLA GIULIA, nata il 1° giugno 1902 e battezzata lo stesso giorno in San Rufino dal Canonico Don Pietro MECCOLI. Padrini: Giuseppe BERNARDINI, fratello di Gina ed Angela PILLI (RB, anno 1902 pag. 624, n. 11). Sempre dall'SA del 1901 ritroviamo Palma PINCHI, vedova IACOPI della quale avevamo perso le tracce sin dal 1879. Ora ella vive, come domestica insieme alla sorella Anna, nella casa del professore Leto ALESSANDRI (nato il 7 febbraio 1837) sita in via Properzio n. 8. Di suo figlio PRIMO di CARLO Iacopi ormai adulto (29 anni), non si hanno più notizie. Di certo egli, dopo un periodo presso i nonni paterni a Rassina, è andato nel Nord Italia in cerca di fortuna ed ai primi del 900 risulta trovarsi già sposato a Torino. In questa città verranno alla luce la maggior parte dei suoi cinque figli (FAUSTA, SECONDO, TERZO, QUARTO e QUINTO) e da questa sede si trasferirà definitivamente a Modena nel decennio 1920 - 30. Sua madre Palma e sua zia Anna hanno nel 1901, rispettivamente 58 e 48 anni. Palma morirà quasi centenaria nel 1944, dopo aver ereditato dal Professor ALESSANDRI, rimasto scapolo, tutte le sue proprietà.

Intanto il 24 novembre 1904 CESARE di MICHELE aveva sposato nella Chiesa di San Rufino Stella di Domenico VENARUCCI, nata ad Assisi il 15 novembre 1885 (RM anni 1860-1911, pag. 32) e facente parte della Parrocchia montana di Costa di Trex (Costa tre Case o Chiese). Torniamo ora ai figli di CARLO di MICHELE. Dal RB relativo agli anni 1886 - 1907 leggiamo a pag. 72 che Don Antonio PACCOI battezzò, il 12 giugno 1905, in S. Rufino, JOLANDA Fernanda Costanza, nata il 9 dello stesso mese. Il 13 novembre 1913 nasce il terzo ed ultimo figlio di CARLO e di Gina o Igina Iacopi e cioè ORLANDO Serafino Luigi (fig. 64). Padrini al battesimo furono lo zio CESARE e la di lui moglie Stella VENARUCCI (RB, anno 1913, pag. 253, n. 163). Non c'è dubbio che già a partire dal 1904, o CARLO o CESARE di MICHELE, più probabilmente quest'ultimo, siano andati ad abitare per proprio conto, soprattutto dopo la nascita dei primi figli. Dai registri della Parrocchia di San Rufino non abbiamo alcun indizio ma forse questo sta proprio a dimostrare che entrambi, in questo periodo, non fecero parte della Parrocchia. Da dati non confermati sembra che CESARE sia andato ad abitare con la propria famiglia nel "Casone", fuori Porta Perlici (fig. 64a e 64b), sulla strada per il Ponte Grande, vicino alla cava di pietra (scaglia rosa) di sua proprietà. (fig. 64c) Tutto ciò verosimile in quanto questa casa, edificata sulle rovine di un vecchio fortilizio medievale e posta a 200 metri dalla cerchia delle mura urbiche (fig. 64d e 64e), ricadeva, insieme alla Chiesetta di S. Maria delle Grazie (oggi diruta e sconsacrata fig. 64f), sotto la giurisdizione ecclesiastica della Prioria o Parrocchia di Costa di Trex. Dai ricordi della zia SERAFINA di CESARE, morta nell'aprile 1983, sembra che effettivamente nonno CESARE, dopo il matrimonio, sia andato ad abitare al "Casone", nella casa dei genitori della moglie e che vi rimase solo per breve periodo. Infatti la zia SERAFINA non sarebbe nata in quella casa ma nella seconda abitazione che ebbe il “nonno” CESARE in Assisi. Se ne deduce che almeno dal 1909, ma certamente qualche anno prima, la famiglia di CESARE e Stella si era trasferita in una casa di affitto, sita sulla Piazza Nuova (oggi Piazza Matteotti). (fig. 65) Di questa casa oggi non esiste più alcuna traccia, poiché fu abbattuta per dar luogo alla costruzione dell'attuale Convitto Nazionale "Umberto 1°" (fig. 65a e 65b). Ad ogni modo la casa si trovava all'inizio della strada che, dal “Turrione” della Piazza Nuova, portava direttamente alla Portella S. Antonio, detta dei Cappuccini (infatti era attigua al comprensorio del Convento di S. Antonio dei Cappuccini) ed era la seconda salendo sulla destra. Per quanto attiene all'attività svolta dalle famiglie possiamo dire che, sia CARLO, sia CESARE seguirono la tradizione nel campo dei trasporti ed in particolare nel campo dei trasporti dei materiali. C'è da dire inoltre che con CESARE si ha un definitivo consolidamento ed una certa agiatezza della famiglia che, continuando ad operare nel campo dei trasporti, consentì di acquisire una grande casa di proprietà, una cava di pietra, diversi terreni. Nel corso degli anni ‘30 CESARE è certamente uno dei primi a possedere in Assisi un autocarro ed i suoi figli saranno fra i pochi umbri a disporre, giovanissimi, di una licenza di guida L’azienda, dopo la seconda guerra mondiale si è diversificata con i suoi due figli FULVIO e LUIGI BENSO (fig. 66 e 66a), il primo titolare di un’azienda di trasporto materiali ed il secondo, titolare di una azienda di trasporto persone, con taxi ed autobus, tuttora in attività.

Veniamo ora ai figli di CESARE e STELLA Iacopi. Il 1° settembre 1905 nasce FULVIO ANTONIO FRANCESCO, madrina del battesimo fu Elisa di Giuseppe COSIMETTI, moglie di Luigi ANTONINI (RB pag. 761, n. 157), ma purtroppo questi muore il giorno successivo (RM anni 1880 - 1920, pag. 500, n. 11). Il 26 novembre 1906 nasce FIDALMA Adriana Maria, battezzata l'8 dicembre seguente dal Canonico Don Pietro MECCOLI, padrini Giuseppe di Pasquale PAPARELLI e Maria di Luigi DRAOLI in VENARUCCI (RB pag. 520, n. 4). Il giorno 11 novembre 1907 nasce FULVIO SERAFINO MARTINO, battezzato il 12 dicembre seguente, madrina la nonna Anna FONGO (RB, pag. 867, n. 203). L'11 agosto 1909 nasce SERAFINA Chiara Fidalma, battezzata dal Canonico Don Luigi CARLOFORTI il 19 settembre, padrini Enrico BELLINI di Giovanni e Palma PINCHI, vedova di CARLO di LUIGI Iacopi (RB, pag. 88, n. 147). Il 20 aprile 1911 nasce FULVIA Anna Maria, battezzata il 25 maggio dal Canonico Don Luigi MECCOLI, padrini Rufino ed Ersilia VENARUCCI di Domenico, padre della puerpera (RB, pag. 171, n. 97). Purtroppo anche questa figlia morirà presto e cioè il giorno 1° agosto 1915.

Il giorno 3 agosto 1915, due giorni dopo la morte di FULVIA, nasce LUIGI "BENSO" CAIO EMIDIO (fig. 67). Egli viene registrato in Comune sotto la data del 5 agosto con il suo nome di BENSO, mentre viene battezzato dal Canonico Don Luigi CARLOFORTI il 5 settembre con il solo nome di LUIGI (un caso a dir poco raro se non unico!! Il fatto di questa "confusione" deve essere sicuramente messo in relazione con la morte della bambina avvenuta appena due giorni prima della nascita di LUIGI BENSO). Padrino Enrico VENARUCCI, fratello della madre nella Parrocchia di Santa Maria Maggiore (RB, pag. 34. n. 135). Il 26 gennaio 1919 nasce l'ultimo figlio di CESARE e Stella e cioè ANNA Teresa Maria, battezzata il 22 febbraio dal Canonico Don Luigi MECCOLI, madrina Camilla di Alessandro TURRIONI, moglie di Cesare MARTINI (RB, pag. 390, n. 14). Il nome dato alla nuova nata ricorda la nonna scomparsa qualche anno prima. Il 13 novembre 1909 era morta, infatti, all'età di 58 anni, Anna FONGO in IACOPI, moglie di MICHELE (RM, pag. 522, n. 27). Nel registro è trascritto erroneamente il nome del marito come MICHELE "CARLONI", anzichè IACOPI !. Ciò può essersi verificato per il fatto che il figlio CARLO era detto "Carlone" e che così, a causa della statura e complessione, veniva genericamente designata l'intera famiglia. Il 4 gennaio 1911 MICHELE IACOPI, vedovo di Anna, passa (a 59 anni) a nuove nozze con Maria CANONICHETTI vedova PIERLUCA, nata ad Assisi il 12 luglio 1857 (RM, anno 1911, pag. 80). Il libro dell'SA relativo al 1911 ci mostra che la nuova coppia, lasciata e probabilmente venduta la casa precedente di Via Montecavallo n. 12, abita ora nella stessa via al numero civico 8. La casa era quella attuale al n. 7 e cioè all'angolo, dopo la casa del barbiere, dove la Via Montecavallo si biforca a forma di T. Delle abitazioni dei figli non esiste documentazione relativa a quest'anno. La data del 1911 ci dice, comunque, che già allora anche CARLO con certezza non abitava più nella casa di Via Montecavallo 12. Il 27 luglio 1919 muore all'età di circa 68 anni MICHELE di LUIGI IACOPI, detto il "Toscano". Era un uomo di enorme corporatura e statura e che possedeva una forza non comune. Di lui si narra che una volta, nell'attraversare il Tescio con il carro pieno di materiale, vi rimase impantanato. Visti vani gli sforzi del suo cavallo, riuscì a tirarlo fuori ugualmente sollevando con una spalla la ruota impantanata. Si trattava di una persona gioviale, generosa, loquace ed a volte impulsiva. La zia SERAFINA lo ricordava sempre allegro, con un sigaro in bocca, seduto la sera a "chiacchierare" davanti la porta di casa con i vicini, poco distante dall'abitazione dei nipoti. La morte sembra attribuibile ad infarto o a paralisi (RM 1860 - 1920, pag. 625, n. 22). Il libro dell'SA della Parrocchia di S. Rufino relativo all'anno 1923 ci fa luce, alle pagine 202 e 203, rispettivamente sulle abitazioni dei figli di MICHELE:

"Casa di CARLO di MICHELE IACOPI: in via dell'Anfiteatro n. 2" (fig. 67a

- CARLO Iacopi anni 45 Capofamiglia;

- GINA Bernardini " 44 moglie;

- MARIA Iacopi " 21 figlia;

- JOLANDA Iacopi " 18 figlia;

- ORLANDO Iacopi " 10 figlio. 

La casa di CARLO è la casa attuale delle figlie di ORLANDO Iacopi con la sola differenza che l'ingresso attuale, anziché sulla via dell’Anfiteatro, dà sulla Piazza Matteotti (Nuova). La casa risultava essere di proprietà. 

"Casa di CESARE di MICHELE IACOPI : in Via del Comune Vecchio 6: 

- CESARE Iacopi anni 43 Capofamiglia;

- STELLA Venarucci " 38 moglie;

- FULVIO Iacopi " 16 figlio;

- SERAFINA Iacopi " 14 figlia;

- LUIGI BENSO Iacopi " 8 figlio;

- ANNA Iacopi " 4 figlia. 

La casa di CESARE è quella attuale della famiglia di LUIGI BENSO, alla quale il nuovo catasto ha assegnato il numero civico 4/c (fig. 68 - 68a). Questa casa si trova sull'antica strada 4^, che andava da "Piazza Nuova alle Due Portelle (l'antica Porta Perlici oggi individuabile con i due archi sulla Via Porta Portici davanti all'Albergo La Rocca)" e che oggi si chiama via del Comune Vecchio. La casa in precedenza, nel 1901, era abitata da un tal BONIFAZI e nel 1911 da un tal VALECCHI. CESARE Iacopi la acquistò in un anno imprecisato fra il 1911 e il 1918. Nonno CESARE effettuò molti lavori nella casa: trasformò il casalino distrutto dal terremoto del 1848, che risulta da fotografie della fine della fine del 1800 (fig. 68b) nell'attuale garage (che allora ospitava carrozze e carri) e terrazzo e provvide a recingere il cortile di proprietà con un cancello di ferro che fu fatto dal fabbro BERLENGA (che aveva la sua fucina in fondo a Via del Comune Vecchio, sulla Via Perlici).

Riguardo all'attività svolta, c'è da ricordare che il nonno CESARE aveva al piano terra della casa una scuderia dove venivano ricoverati gli animali (cavalli e muli) impiegati per i trasporti e che nel periodo di maggior lavoro raggiunsero le 7 unità.

C'è da sottolineare che con CESARE si ha un definitivo consolidamento della famiglia, che continuava ad operare nel campo dei trasporti e nel settore della Cava della pietra rosa da costruzione del Subasio (fig. 68c), che si trovava sulla destra, poco oltre il Casone, sulla strada per il Ponte Grande. Nel corso degli anni '30 è certamente uno dei primi ad Assisi a possedere un autocarro ed i suoi figli saranno fra i pochi umbri a disporre, giovanissimi, di una licenza di guida. L'azienda dopo la seconda guerra mondiale si è diversificata con i suoi due figli FULVIO e LUIGI BENSO, il primo titolare di una azienda di trasporto di materiali con autocarri ed il secondo, titolare di una azienda di trasporto persone con taxi ed autobus (fig. 68d), tuttora attiva. In particolare, l’attività di trasporto di materiali di FULVIO si è interrotta con la sua prematura morte nel 1959, confluendo in quella della famiglia SENSI mentre suo figlio LUIGI ha intrapreso la carriera di funzionario presso la Regione Umbria. LUIGI BENSO, invece, deceduto nel febbraio 1997, dopo un breve periodo di lavoro in società con il fratello, diede iniziò ad attività lavorativa in proprio, con un vecchio taxi nel 1949 e nel 1955 acquisì con dei soci il primo autobus dell’azienda (fig. 69). Nel corso della sua lunga attività, si è reso particolarmente benemerito nel campo delle comunicazioni del comprensorio dell’area di Assisi, attivando per primo i collegamenti del Capoluogo con la frazione montana di Armenzano e con le frazioni di Sterpeto, La Rocca, S. Gregorio, Pianello, S. Fortunato e Pieve S. Nicolò di Assisi (fig. 70). A LUIGI BENSO va anche ascritta l’istituzione del primo collegamento urbano regolare fra il capoluogo di Bastia Umbra con le frazioni di Costano e Ospedalicchio. Dei figli di LUIGI BENSO (fig. 71): CLAUDIO ha continuato l’attività paterna, mentre MASSIMO ha seguito la vita militare, raggiungendo nel 1992 il grado Generale di Divisione di Artiglieria e la carica di Ispettore e Comandante della Scuola di Formazione della Contraerei Italiana a SABAUDIA (fig. 72

In definitiva, come già evidenziato in quanto precede, il cognome IACOPI è un cognome molto raro ed ha in Italia una diffusione, anche se sostanzialmente concentrata in una sola regione, estremamente limitata. Tutte le famiglie IACOPI esistenti in Italia ed anche quelle che esistono oggi in INGHILTERRA, FRANCIA, BRASILE, ARGENTINA, USA ed AUSTRALIA sono tutte riconducibili a poche precise aree geografiche italiane, precedentemente indicate e precisamente la Lucchesia (Garfagnana - Versilia), Prato, Pistoia e l'Aretino (Casentino in particolare).

E’ verosimile, non disponendo di elementi oggettivi di riscontro, che tutte le famiglie possano derivare dalla comune matrice di Firenze e più precisamente dagli IACOPI di SANTA CROCE e di FIRENZE, ramo presente e numeroso nella Città del Giglio fino alla seconda metà del 1600.

Di certo gli Iacopi d Santa Croce erano ascritti al ceto nobiliare fiorentino con la dignità iniziale di Miles e quindi di Nobile. Gli Iacopi furono ascritti anche alla nobiltà di Pistoia mentre gli Iacopi de' Tornaquinci derivavano, a loro volta, da un’altra famiglia, i TORNAQUINCI, sicuramente Baroni o dei Grandi di Firenze ed appartenenti al Ceto Magnatizio, in quanto di origine feudale ed inurbatisi a Firenze dal contado.

In Allegato U una serie di articoli del generale Iacopi, che consentono un approfondimento degli aspetti storico politici ed economici della città di Firenze.


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