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IACOPI DISCENDENZE E STORIA

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L'Umbria e la Cecoslovacchia..... un'antica amicizia

L'UMBRIA E LA CECOSLOVACCHIA..... UN'ANTICA AMICIZIA

(stampato sulla pag. 43 del CORRIERE dell’UMBRIA di PG, del 23 giu 1993)

Quando si pensa ai rapporti Umbria Cecoslovacchia gran parte della gente fa riferimento al patto di gemellaggio esistente fra la città di Perugia e quella slovacca di Bratislava (l'antica Presburgo), ma pochi forse sanno o appena immaginano che il legame storico morale instaurato fra la nostra Regione e la Cecoslovacchia è molto più antico e profondo e risale al 1918, anno della proclamazione della Repubblica Cecoslavacca a Praga.

Il Consiglio Nazionale dei Paesi Cechi (allora a Parigi in Rue Bonaparte 18), presieduto da Benes, Stefanik (ufficiale boemo dell'Esercito Francese) e Osuky e derivato dal Comitato Cecoslovacco esterno di Londra del 1915 di Masarik, decide nel settembre 1917 di proporre al Governo Italiano la costituzione di unità cobelligeranti, da trarre dai numerosi prigionieri e disertori austro - ungarici - di nazionalità cecoslovacca - riuniti nei Campi di Concentramento (nel senso letterale della parola) italiani di S. Maria Capua Vetere (CE), Certosa di Padule (SA) e Fonte d'Amo­re di Sulmona.

Il progetto viene accolto, verso la fine del 1917, in modo entu­siastico fra i prigionieri con la costituzione spontanea del "Corpo Volontario Cecoslovacco" e davanti a tanto entusiasmo l'11 aprile 1918 il Governo Italiano incarica il Generale Andrea Gra­ziani di procedere alla sua organizzazione in previsione di un rapido impiego in battaglia.

L'Umbria viene scelta come zona di radunata e di costituzione e nel giro di poco tempo il Generale Graziani - stabilito il suo Comando nel Palazzo Candiotti di Foligno - fa germogliare quello che sarà poi il nucleo originario del futuro Esercito Cecoslovac­co. Vengono costituiti inizialmente - utilizzando per l'inquadra­mento molti ufficiali italiani - due Comandi di Brigata: l'11^ (Generale Alfredo Gabrielli poi Generale De Vita) di stanza a Perugia e la 12^ (Generale Luigi Sapienza) di stanza a Foligno; 4 Reggimenti di Fanteria: il 31° (Colonnello Luigi Ciaffi) a Foli­gno inizialmente e quindi a Santa Maria degli Angeli, il 32° (Co­lonnello Giulio Cravero) ad Assisi, il 33° (colonnello Riccardo Barreca) a Foligno ed il 34° a Spoleto (Colonnello Enrico Gambi), ed 1 Reggimento di Artiglieria: il 6° a Foligno.

Particolarmente interessante risulta la dislocazione dei batta­glioni dipendenti: il 31° Reggimento aveva i suoi 3 battaglioni rispettivamente a Bastia Umbra, Perugia e Santa Maria degli Ange­li); il 32° a Bevagna, Spello ed Assisi; il 33° a Foligno e Beva­gna; il 34° aveva il 1° Battaglione a Narni con distaccamento di compagnia a Cesi, il 2° Battaglione a Spoleto ed il 3° ripartito fra Trevi, Campello e Montefalco.

Il contatto fra gli ex prigionieri e la popolazione umbra è e­stremamente felice e fra le varie città che ospitano i nuovi re­parti sorge spontanea una gara di solidarietà, di simpatia e di iniziative a loro favore, perché a nessuno sfugge il profondo significato di giovani che volontariamente scelgono di battersi per un'altra Nazione.

Fra le tante iniziative vale la pena ricordare la richiesta di poter consegnare ai reparti la "bandiera di guerra" (fra queste quella del Sindaco di Narni, Barilatti e quella del Comitato di Mobilitazione Civile di Assisi, presieduto dall’avvocato Hack) la cui assegnazione formale ai reggimenti viene prudentemente rimandata a dopo il battesimo del fuoco.

Mentre si continua nella costituzione di altre unità, il 31 mag­gio 1918, la 6^ Divisione cecoslovacca - ricevuta a Roma la Ban­diera di Guerra - parte per il fronte e il mese dopo nella Batta­glia del Solstizio sul Piave e nell'agosto successivo in linea fra l'Adige ed il Garda, molti giovani cecoslovacchi immolano generosamente la propria vita per l'Italia.

Alla fine dell'ottobre 1918, con le altre unità costituite in Umbria, viene organizzata la 7^ Divisione cecoslovacca al comando del Generale Giuseppe Boriani ed il 15 novembre seguente le due Divisioni - 6^ (Generale Gastone Rossi) e 7^ - vengono riunite in un Corpo d'Armata Cecoslovacco (agli ordini del Generale Luigi Piccione) che l'8 dicembre dello stesso anno giura fedeltà a Pa­dova - alla presenza di Benes e del Re Vittorio Emanuele - alla neonata Repubblica Cecoslovacca.

Ma il nuovo Stato è ancora in buona parte da disegnare sulla car­ta e la Slovacchia si trova ancora sotto l'occupazione delle truppe ungheresi, per cui si rende necessario l'immediato rientro in Patria del Corpo d'Armata per aiutare a consolidare la nuova situazione. Partono così dal Veneto per la Boemia, il 14 dicembre 1918, su 3 mila vagoni delle ferrovie italiane, 25 mila soldati in uniforme italiana da alpino con mostrine e coccarda bianco rossa (i colori del nuovo Stato), 3 mila quadrupedi, artiglierie, automezzi e munizioni con la missione - alla guida di un generale italiano - di liberare la Slovacchia.

Il 29 dicembre 1918 dalle basi di partenza di Brno (7^ Divisione) e Kromeritz (6^ Divisione), in Moravia, hanno inizio le operazio­ni militari contro gli Ungheresi che permettono il 1° gennaio 1919 la liberazione di Bratislava e nello stesso mese in tempi successivi quella di Kosice e della Slovacchia Orientale, garan­tendo così la completa sovranità territoriale al nuovo Stato.

La Missione Militare Italiana in Cecoslovacchia termina la sua attività nel 1920, rientrando in Patria, lasciando un profondo senso di gratitudine per l'opera svolta ed il riconoscimento di aver dato i natali alle Forze Armate Cecoslovacche.

All'Umbria ed alle città di Foligno, Perugia, Assisi, Spo­leto, Narni, Bevagna, Spello, Trevi, Bastia Umbra, Montefalco, Campello e Cesi va il merito e la soddisfazione di essere state la culla del neonato Esercito Cecoslovacco e di aver con­tribuito indiret­tamente con il calore della loro gente all'indi­pendenza nazionale di quel Paese; a Perugia, in particolare, il piacere di ricordare che la liberazione di Bratislava, alla quale è gemellata, trova i suoi presupposti anche tra le sue mura; alle Autorità regionali e locali, infine, nel momento in cui due nuove demo­crazie muovono i primi passi, lo spunto per rinvigorire, at­tra­verso appropriate iniziative, un'antica e significativa ami­cizia.

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